L’Amore vince sempre sull’Odio

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4772092664_dcb8993278_bAnche il Laboratorio IND esprime totale solidarietà a tutti gli Aquilani, ai Compagni e le Compagne che sono coinvolti nell’inchiesta farlocca della digos che cerca di scaricare le evidenti responsabilità delle forze del (dis)ordine. il 7 luglio anche noi siamo stati al loro fianco, per esprimere vicinanza alla loro situazione, per denunciare a gran voce insieme ai sindaci e alle istituzioni che erano in piazza le scandalose speculazioni che ruotano intorno al terremoto.

Riportiamo il comunicato del comitato 3,32 estratto dal loro blog

Siamo venuti oggi a conoscenza delle denunce nei confronti di due partecipanti alla manifestazione degli aquilani a Roma del 7 di luglio.

Ribadiamo quanto espresso ieri dall’assemblea cittadina nella lettera indirizzata al Ministro degli Interni On. Maroni: di quanto è accaduto durante la manifestazione i promotori si assumono la piena ed unica responsabilità.

I cittadini aquilani hanno partecipato numerosissimi a quella manifestazione, partendo con oltre 40 pullman dalla città. Voler negare il fatto che erano i terremotati a chiedere diritti e ad urlare la propria rabbia è un’offesa nei confronti di chi, tra mille difficoltà, ha scelto di essere in piazza a Roma.

Dopo averci espropriati del diritto ad essere protagonisti della ricostruzione della nostra città ora si sta tentando in tutti i modi di nascondere l’evidenza del fatto che ERAVAMO NOI ad urlare sotto i palazzi del governo.

Il fatto che non ci fossero solo aquilani, significa soltanto che in tanti hanno aderito ai nostri appelli e alla nostra richiesta di solidarietà,  hanno compreso e condiviso i nostri problemi e le nostre richieste: molte istituzioni locali non solo aquilane,  movimenti, collettivi, associazioni di ogni città e territorio italiano. Questo perchè la questione aquilana non è non può  essere considerata una questione locale. E’ un tema nazionale e a chiunque ci abbia  espresso una solidarietà concreta esprimiamo la nostra gratitudine e la nostra solidarietà.

Denunciamo, inoltre, il continuo tentativo di spostare l’attenzione da quelli che sono i reali problemi del cratere . I media oggi dovrebbero parlare delle richieste legittime ed urgenti della popolazione aquilana, nessuna delle quali accolta dal governo.  Le uniche risposte che abbiamo ricevuto sono state le mangnellate, gli scudi levati dalle forze dell’ordine, i feriti e oggi le denuce.

E allora denunciateci tutte e tutti.

Comitato 3e32

Ritorna l’Hackmeeting a Roma

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L’hackmeeting è l’incontro annuale delle delle controculture digitali, ovvero delle comunità e delle individualità che si pongono in maniera critica e propositiva rispetto all’avanzare delle nuove tecnologie.

Tre giorni di seminari, giochi, feste, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo, per analizzare assieme le tecnologie che utilizziamo quotidianamente, come cambiano e che stravolgimenti inducono sulle nostre vite reali e virtuali, quale ruolo possiamo rivestire  nell’indirizzare questo cambiamento per liberarlo dal controllo di chi vuole monopolizzare lo sviluppo, sgretolando i tessuti sociali per relegarci nei nostri spazi virtuali dove ci illudiamo al sicuro dalla precarietà reale.

HackMeeting torna a Roma dopo dieci anni, e non è un caso.

L’evento è totalmente autogestito: non ci sono organizzatori e fruitori, ma solo partecipanti.

un po di Storia

1998-Firenze-CPA-sud Viene organizzato il primo hackmeeting al Cpa di Firenze. hacklab di firenze, Avana BBS, Ecn, freaknet, Decoder, Metro Olografix e la rete Cybernet decidono di fare un meeting perché quattro anni prima c’era stato un primo giro di vite contro gli hacker italiani (http://www.olografix.org/gubi/estate/itacrack.htm). Il problema era che i media iniziavano ad accorgersi che c’era il fenomeno digitale e identificavano il tentativo di capire la logica delle nuove tecnologie come fenomeni “criminali”. La comunità hacker invece voleva sottolineare che il computer era uno strumento di massa, domestico e non solo tecnico-universitario o militare, di controllo o di mercato. L’informazione che su quella rete di pc passava, doveva essere libera. Radio Cybernet strimmava i seminari su web, prima webradio italiana. Da allora, la radio ci sarà praticamente ogni anno.

I tre giorni di Firenze sono quelli in cui e’ nato l’impianto dell’hackmeeting attuale. Il messaggio era: usciamo dal digitale e portiamo nel reale e alla portata di tutti questioni tecniche e opportunita’ di comunicazione diretta; siamo noi a dirtelo senza mediazioni (”don’t hate the media, become the media” da li a qualche anno avrebbe affiancato “information wants to be free”). Quell’anno per esempio esce Kryptonite, un libro che raccoglie how-to su strumenti specifici, legati alla privacy e all’anonimato (anonimous remailer, gpg, packet radio). L’intenzione divulgativa dell’hackmeeting è chiara. All’hackmeeting partecipa tutta la scena più rappresentativa dell’underground italiano. La prima generazione di hacker che si riconosce nel termine non nel senso più comunemente attribuito dai media. Strumenti tecnici: corsi di linux per principianti e workshop sulla accessibilità delle tecnologie e dei siti.

1999-Milano-Deposito Bulk- Viene deciso collettivamente di uscire dalla dimensione dei tre giorni per darsi spazi tutto l’anno, e dare origine agli hacklab dove incontrarsi, avere un laboratorio, condividere il lavoro, divulgare tematiche. Ospite di rilievo è Wau Holland (http://en.wikipedia.org/wiki/Wau_Holland), membro storico del Chaos computer club, un hacker libertario cofondatore del CCC tedesco, che senza carta di identità arrivò in Italia in modi rocamboleschi. Connessioni internazionali vengono fatte conoscere alla comunità italiana. Strumenti tecnici: si ricorda il seminario su attaccare i protocolli di comunicazione (ip icmp tcp udp + servizi), per capire/spiegare un po’ meglio come funzionano i protocolli di rete e quindi dove e perche’ sono vulnerabili. Un altro tema che diventerà ricorrente negli hackmeting.
2000-Roma-Forte Prenestino- Sede di Avana BBS, primo hackmeeting organizzato con gli hacklab, diventati ormai realtà concrete. Jaromil si presenta con asciicam, costruendo le relazioni declinate in altri ambiti come la net art, aspetto artistico, giocoso e capace di critica dell’hacking. E’ anche un hackmeeting dedicato ai diritti in rete, alla cooperazione sociale, all’accessibilità in rete. Molti i seminari su etica e web.
2001-Catania-Freaknet media lab-Un posto particolare, visto che era nato prima degli hacklab e già si apriva al pubblico con i bollettini meteo per i pescatori, via internet, e le tastiere in arabo per gli immigrati. E’ l’hackmeeting più forte dal punto di vista del numero di ore passato sul codice. Viene presentato il progetto autistici.org/inventati.org come server autogestito che si affiancava a ecn. Viene presentato anche Bolic1, che diventerà poi Dynebolic (the media hacktivist tool). Il Freaknet propone nelle università scientifiche di catania che si adotti il software libero come software di base e all’hackmeeting viene proposto di esternderlo anche ad altre città. Passeranno per questo meeting anche quelli che poi creano il media center del G8. Vengono proposti strumenti e persone che poi si coaguleranno per dare vita a media come Indymedia. Si inzia a parlare di reddito e lavoro nella net economy. Strumenti tecnici: si tiene un seminario di reverse engineerig, ovvero modificare il comportamento di un programma senza conoscere il codice sorgente.

2002-Bologna-TPO Hackmeeting mondano. la parola mediattivismo è uscita e diffusa, Indymedia è un media consolidato, NGvision rappresenta un archivio video su web consistente, ci sono le telestreet, l’hackmeeeting diventa non più solo da hacker ma da attivismo media, e non a caso compaiono le donne. Viene Richard Stallman. Strumenti tecnici: viene presentato il Retrocomputing ovvero la passione per il recupero dell’hardware.

2003-Torino-BARRIO- Viene fatto il mitico seminario di stiraggio acrobatico e la questione genere/tecnologie viene proposta dal sexy shock di bologna, collettivo di donne, sottolineando che ci sono questioni di genere anche tra hacker e che sarebbe il caso di occuparsene. Alle aule vengono dati nomi storici dell’anarchismo. Strumenti tecnici: Honeypots, sicurezza informatica sul web sono tra gli argomenti trattati. Wireless diffuso.

2004-Genova-BURIDDA- Si apre ulteriormente l’ambito, vengono presentati seminari di robotica, ma anche sulla prostituzione. E sopratutto a partire da Reload di Milano viene lanciato il concetto di reality hacking, hacking della vita quotidiana e della politica, chiedendo agli hacklab di uscire dagli stretti ambiti nerd per entrare in quelli più allargati dell’agire politico. Strumenti tecnici: Bluetooth security uno dei seminari.
2005-Napoli-TerraTerra- Viene presentato Open non è free, il secondo libro che esce dalla comunità di hackmeeting. Visto che nella società iniziano a circolare i concetti di open source e di free software, la comunità sente la necessità di sottolineare la necessità di approcciare in maniera critica queste tematiche che sono comunque ormai assorbite anche dal mercato. Strumenti tecnici: introduzione al Phreaking, ovvero come telefonare gratis, dal fischietto di Captain Crunch al vOIP.

2006-Parma-collettivo Mario Lupo- Gli hacklab non sono più l’elemento principale di organizzazione, ma c’è una percezione più comunitaria, che permette l’occupazione di uno spazio per la durata dell’hackmeeting. L’occupazione avviene in un momento ambiguo e cosparso di sgomberi nel territorio parmense, e prende la forma politica di una TAZ, anche se c’era la speranza di fare molto di più (tenere il posto, che poi invece verrà sgomberato). Nell’ambito dei seminari si apre ulteriormente l’applicazione della filosofia hack in ambiti vari, per esempio, serpicanaro e la licenza open per la produzione materiale, bucare un sistema che non è solo informatico ma reale e di mercato. Viene presentato The darkside of google, altro libro scritto da persone della comunità su aspetti ancora (allora) poco noti di Google. Strumenti tecnici: Web Semantico e Ontologie informatiche Si discute di Copyleft e fightsharing.
2007-Pisa-Rebeldia- Rispetto all’anno precedente si recupera di nuovo sul profilo internazionale, vengono Emmanuel Goldstein, parte della scena americana storica dei phreakers e media hacktivist. Andy Muller Maghun, membro del CCC, esordisce dicendo “il CCC nasce come progetto politico”, segno di come in europa sin dall’82 si considerava il potenziale politico dell’hacking come concetto, Armin Medosh, che fa una ricostruzione storica in chiave marxista dell’evoluzione tecnologica. Appaiono seminari che impongono una presa di coscienza collettiva ecologica: viene fatto il seminario hack the bread, che riporta l’accento su pratiche politiche anche a livello personale. Viene introdotto lo spazio capanne dei suchi, uno spazio diverso dal workshop, di discussione libera e lavoro in comune. Strumenti tecnici: Metodi di compromissione dell’anonimato, come difendersi. Voip Security, necessità di attenzione anche su Voip. IPSec, Meccanismi per proteggersi da attacchi basati sull’analisi statistica del traffico (Web site fingerprinting, etc ).
2008-Palermo-AsK 191- Hackmeeting importante per il luogo, l’incontro con le persone dell’ask ha prodotto un momento di autogestione in comune molto forte. conferma spirito forte comunitario, non molto aperto perchè non c’era risposta da parte del pubblico palermitano. L’impronta ecologica continua, si parla di compost, di rifiuti, di energia solare e onde radio. Sharing not exploiting: Prosumer vs. Corporation, riflessione su social network e web 2.0, ritorni economici delle corporation. Dal punto di vista dell’immaginario compare il workshop sullo steampunk, il dopo cyberpunk. Strumenti tecnici: Web semantico, come approccio al web 3.0

Estratto da “http://hackmeeting.org/_wiki/index.php?title=Storia_a_puntate

I vecchi siti archiviati sono qui a testimoniare parte delle cose dette, vedeteli:

Solidarietà ai Compagni e alle Compagne

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free_palestine_by_yahyamdCOMUNICATO DI SOLIDARIETA’ ALLA RETE ROMANA DI SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO

PALESTINESE

Il 24 giugno il sindaco Alemanno spenge le luci del Colosseo per onorare un militare israeliano, Shalit, prigioniero di Hamas. Le istituzioni plaudono, la comunità ebraica, entusiasta per il forte segnale di vicinanza agli occupanti israeliani, si affolla sotto il palco. Nel frattempo, al Campidoglio, assenti riflettori ed istituzioni, un’iniziativa organizzata dalla Rete romana di solidarietà con il popolo palestinese ricorda gli oltre 11.000 palestinesi detenuti illegalmente nelle carceri israeliane. Poco dopo le 23, mentre l’iniziativa si stava svolgendo in maniera sentita e pacifica, una quarantina di picchiatori provenienti dalla zona del ghetto
di Roma aggrediscono i manifestanti, rompendo le bandiere palestinesi, cercando di strappare lo striscione che era stato aperto sulla scalinata, e colpendo alcuni attivisti con tirapugni e calci. Dopo l’aggressione gli
squadristi si allontanano indisturbati sotto gli occhi della polizia mentre sei attivisti feriti vengono portati all’ospedale; tra cui un medico delegato di Mezza Luna Rossa in Italia e un compagno dei collettivi di Roma
Tre. Più tardi, un secondo gruppo di persone di ritorno dalla cerimonia istituzionale del Colosseo cerca nuovamente lo scontro con insulti e provocazioni. Al suo interno vengono riconosciuti gli stessi aggressori,
fianco a fianco con i rappresentanti della comunità ebraica. E’ solo in questo momento che la polizia interviene per dividere le due parti e scortare i manifestanti della Rete alle proprie macchine.

Non si è trattato di un episodio isolato, ma dell’ennesima aggressione di stampo squadrista proveniente da alcuni ambienti della comunità ebraica, dopo quelle recenti avvenute durante i giorni di mobilitazione in
solidarietà della Freedom Flotilla. E’ scandaloso il comportamento dei rappresentanti della comunità ebraica che, continuando a coprire questi gruppi e accusando vergognosamente i manifestanti della Rete di essere
armati, se ne rendono complici e corresponsabili. Altrettanto scandaloso è l’atteggiamento delle forze politiche e delle istituzioni, inesorabilmente filo-israeliane, che garantisce agibilità ed impunità a questi pericolosi
individui.
Nel denunciare quella che è stata una aggressione in piena regola - e non una “rissa” come la stampa di regime vuole far credere - esprimiamo la nostra incondizionata solidarietà alle compagne e ai compagni aggrediti.
Il tentativo di imporre un’idea unica attraverso la repressione violenta del dissenso non fermerà le nostre lotte. Qualsiasi ne sia la matrice.

Assemblea Permanente Roma Tre
Collettivo Fuorilegge di Giurisprudenza
Assemblea permanente Architettura
Collettivo Lettere e Filosofia
Laboratorio Ingegneria Non Dorme
CSP - Collettivo di Scienze Politiche
Collettivo femminista universitario Le Facinorosse
Laboratorio Verlan

I Ricercatori in via di Estinzione

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Tratto da Carta di Luca Basso - Università di Padova

Le università si mobilitano contro il ddl Gelmini 1905, ora in discussione al senato. La protesta è partita dai ricercatori, ma il ddl danneggia più in generale tutte le figure che, strutturate o precarie, svolgono compiti di didattica e di ricerca all’interno dell’università pubblica

Nelle ultime settimane, all’interno delle università, ha preso avvio una mobilitazione contro il DdL Gelmini n. 1905, ora in discussione al senato, dettata dalla convinzione che esso produca conseguenze devastanti non solo per i ricercatori universitari, da cui è partita la protesta, ma più in generale per tutte le figure che, strutturate o precarie, svolgono compiti di didattica e di ricerca all’interno dell’università pubblica.
A Padova varie Facoltà [Scienze politiche, Scienze della formazione, Scienze, Psicologia, Agraria] hanno approvato mozioni di protesta che prevedono l’astensione dalla didattica da parte dei ricercatori per il prossimo anno accademico 2010/2011.
Il 29 aprile a Milano, durante l’assemblea nazionale dei ricercatori, sono state poste in discussione le problematiche linee di riforma in tema di governance universitaria e stato giuridico, reclutamento e carriera di professori e ricercatori. L’aumento del peso decisionale di un consiglio di amministrazione in cui sempre più dovrebbero entrare mitici soggetti esterni si accompagna ad un irrigidimento della struttura gerarchica dell’organizzazione interna all’università e alla definitiva scomparsa della figura del ricercatore universitario.

Ma chi è il ricercatore universitario? Regolamentata dal D.P.R. n. 382 del 1980, la funzione del ricercatore strutturato è in primo luogo quella della ricerca, con la previsione di soli «compiti didattici integrativi» che non includono la titolarità dei corsi. Nel 1990 la legge Ruberti n. 341 prevede però la possibilità, per i ricercatori confermati [tre anni dopo l’assunzione], di assumersi la responsabilità dei corsi. Nel 2005 la legge Moratti n. 230 introduce infine la possibilità, anche per i ricercatori appena assunti, di ricoprire il ruolo di «professore aggregato», senza alcun conseguente miglioramento della propria condizione economica. Il ricercatore si trasforma così progressivamente in un professore, ma con un salario molto inferiore [1.200 euro all’assunzione], con un peso minimo dal punto di vista decisionale e con compiti di ricerca molto più consistenti degli altri docenti.
Vera e propria forza-lavoro a basso costo, continua negli anni a svolgere il proprio lavoro da «volontario», senza obbligo didattico alcuno, ma di fatto «invitato» dal proprio senato accademico ad assumersi sempre più ore di insegnamento: le auspicate 30 ore di incarico «istituzionale» diventano presto 60, per allargarsi – attraverso gli affidamenti dei corsi – fino al centinaio.

È in questa situazione che giunge la cosiddetta riforma Gelmini che, «senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica» [una quindicina di volte nel testo attuale], pretende di ridisegnare l’università pubblica italiana. Intervenendo in una situazione già deprecabile, il nuovo disegno comprende la messa ad esaurimento dei ricercatori esistenti, un peggioramento del loro trattamento economico, l’attribuzione di un ruolo sempre più ridotto – se non nullo – nelle commissioni e negli organismi decisionali e, dulcis in fundo, il nuovo obbligo della didattica. Già con un’età media dei docenti che è la più alta d’Europa, assenza di criteri certi nella progressione della carriera, con salari e borse miserabili, dovremmo accettare senza batter ciglio questo ulteriore ed insostenibile peggioramento della situazione. Peggio: con l’introduzione della nuova figura del ricercatore a tempo determinato [contratti di tre anni rinnovabili per altri tre], quel che dovremmo accettare è di fatto il progressivo venir meno – fino alla scomparsa – della ricerca nell’università pubblica.
Si tratta, si badi bene, di una precarizzazione che nulla ha a che vedere con il tanto invidiato sistema anglosassone [comunque lo si valuti], il quale si contraddistingue per percorsi chiaramente definiti e finanziati in modo adeguato. Nel nostro paese la mancanza assoluta di copertura finanziaria svela quanto sia truffaldino il dichiarato proposito di investire sui giovani.
Con i previsti tagli di 10 miliardi di euro in tre anni al finanziamento di scuola e università, con lo 0,8 per cento del Pil dedicato alla ricerca – il 40 per cento in meno della media europea – si sta procedendo, nel silenzio generale, alla totale dismissione della formazione in questo paese, generando un’università sempre più debole, sempre più asservita a soggetti esterni prepotenti e nello stesso tempo deresponsabilizzati, in una miscela esplosiva di aziendalismo e rafforzamento delle gerarchie accademiche. Alla faccia della retorica sull’internazionalizzazione, ci troviamo di fronte ad una situazione sempre meno appetibile, che non solo sta spingendo molti ricercatori italiani a fuggire all’estero, ma che fa sì che sempre meno studiosi non italiani desiderino venire qui in Italia, in una situazione drammaticamente precaria, mal retribuita e priva di prospettive.

Fai La Valigia

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Studenti, precari, migranti di seconda generazione e giovani coppie si sono contese l’oggetto dell’asta partendo da un’ unica base: IL DIRITTO ALL’ABITARE. Lo striscione affisso dietro al battitore recitava: “rubare ai giovani, per dare ai soliti”, riprendendo in questo modo l’uscita del nuovo colossal “robin hood”.
Rubano ai giovani la possibilità di rendersi autonomi, di accedere alla cultura, di avere un reddito e, allo stesso momento, la solita cricca si scambia favori e regali faraonici.
Non siamo i figli di Balducci e neanche quelli di Scajola, facciamo la valigia e dentro ci mettiamo i nostri sogni, le nostre necessità e i nostri desideri, cercando di non fuggire da un paese che non sa essere a “misura di giovani”.
Le valigie aumentano e sono sempre pronte ad apparire nei luoghi simbolo della nostre vite precarie.

maggiori info su Facebook e su http://www.failavaligia.org/

Resistere al Cemento

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Per maggiori informazioni http://www.stop-i60.org/

resistere-al-cemento


­Il coordinamento territoriale STOP I-60 invita tutti i collettivi univeristari a partecipare all’iniziativa presso la Città dell’Utopia. CONTRO LA RAPINA DELLA SPECULAZIONE EDILIZIA BLOCCHIAMO IL PROGETTO I-60 INSIEME.